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Alla 100km del Sahara con Adriano Zito

Molte le ragioni per parlare di una corsa nel deserto che è sempre un evento per i partecipanti e gli appassionati, una curiosità per i lettori, una tentazione per i sognatori. La suggestione dell'ambiente, che fa da cornice scenografica alla gara imponendosi anche agli occhi più distratti; il clima, capace di rendere la gara una prova di carattere; la concentrazione nel tempo che non concede rilassamenti ed errori; le caratteristiche del terreno tanto inusuali e diverse da comportare diverse scelte di ritmo e scansione di passo. Il percorso comporta sollecitazioni fisiche e impegni psicologici non indifferenti, i concorrenti devono dimostrare di saper affrontare non solo la fatica, ma il cambiamento, lo stress, le condizioni climatiche. Percorsi che tutti sanno duri, che un profano potrebbe definire prova estrema o liquidare come follia. Ed invece bisogna andare per capire ed innamorarsi di una esperienza che resterà indimenticabile come una passione. Non è facile spiegare le sottili ragioni di una scelta ricca di motivazioni personali, molte delle quali sicuramente ambientali: la luce abbagliante, il sole ed il vento avvolgenti, la giornata scandita nel suo scorrere naturale senza artificiali imposizioni di orari, il paesaggio che sembra uniforme ed invece scivola via nel variare dell'ora e del colore. Una bellissima gara fra atleti diversi per età esperienza e attitudine, ognuno con un modo proprio di affrontare la gara, ognuno vittorioso sul tempo e su se stesso. - [Eugenia Rossi]

Venerdì 14 maggio

Chinini è il punto scelto per la partenza della prima edizione della "100km del Sahara". È un vecchio ed abbandonato villaggio troglodita arroccato sul monte ed è estremamente caratteristico e suggestivo tanto è vero che è sotto la tutela dell'Unesco. Il campo del gruppo è ai piedi del villaggio in un'area pianeggiante a fianco dello oued, completamente secco in questa stagione. Il gruppo con gli atleti e gli accompagnatori arriva all'isola di Djerba con un volo dall'Italia verso le 13 e trova i mezzi dell'organizzazione ad attenderli, e da qui il trasferimento fino a Chinini. Giunti al campo cominciano immediatamente le procedure di verifiche tecniche ed amministrative e la consegna dei pettorali. Il tempo del primo briefing tecnico subito dopo la cena al campo e l'attesa per la prima tappa comincia.

Sabato 15 maggio

Al mattino la sveglia è di buon ora ed un amplificatore che diffonde musica classica rende tutto più dolce. Sarà la nostra sveglia per tutte le mattine successive. Il campo comincia ad animarsi, la raccolta dei bagagli è fissata per le 8 e subito dopo comincia la colazione, ma per rispettare dei tempi tecnici legati al posizionamento del ristoro e del traguardo il via verrà dato alle 10.30. Il primo tratto della prima tappa si snoda attraverso i vicoli ed i vecchi granai di Chinini ed il contrasto tra gli atleti in pantaloncini e scarpette con tanto di pettorale e borracce che corrono in questa situazione è veramente forte ed emozionante. Dopo questo passaggio coreografico e dopo aver attraversato lo oued comincia una lunga e difficile salita lungo una mulattiera in lastricato di pietra di qualche migliaio di anni che porta i concorrenti sul crinale dei monti di fronte a Chinini. Fortunatamente la pressione della gara non è così forte da impedire di buttare ogni tanto lo sguardo tutto intorno: il paesaggio è veramente unico con tanto di canyon e vallate e da lontano l'ombra di Chinini arroccata sui monti è ben presente anche grazie allo stacco della bianca Moschea dei Sette Dormienti (XIII secolo). Dal crinale per circa due chilometri bisogna procedere senza nessun riferimento e determinanti sono i segnali lasciati dall'organizzazione fino al raggiungimento della pista che lungo una dolce discesa intervallata da qualche brusco strappo in salita porta i concorrenti nuovamente nel fondo della vallata successiva. Dopo il ristoro, collocato all'ombra di alberi a ridosso del letto di uno oued, le piste scelte per il percorso di gara cominciano lentamente a scendere verso sud. Il criterio di scelta del percorso è quello di evidenziare le caratteristiche del territorio e della vegetazione lungo questo cammino verso il grande erg sabbioso che caratterizzerà la parte finale della gara, di conseguenza durante l'itinerario i concorrenti vedranno modificare il paesaggio, andando incontro ad una desertificazione del territorio sempre più intensa fino al mare di sabbia che li accoglierà per gli ultimi dieci chilometri circa.

Domenica 16 maggio

La seconda tappa è caratterizzata da un percorso fatto di piste tortuose ma ancora con una discreta vegetazione, ed è solo sul finale che cambia la scena, infatti prima di arrivare nella zona del campo lo scenario comincia ad essere decisamente desertico.

Lunedì 17 maggio

Nella terza cominciamo a fare la conoscenza con piste che non sono più una unica traccia in una unica direzione, ma troviamo una decina di chilometri caratterizzati da tante piste che si intersecano tra di loro formando un dedalo di tracce che non sempre danno l'impressione di andare dalla stessa parte. In questo nuovo impatto sono sempre molto utili i riferimenti posizionati dall'organizzazione per identificare la giusta strada soprattutto quando abbandoniamo la pista principale per portarci in una pista stretta e con dei saliscendi continui e molto profondi, e tutte le volte che si crede di aver terminato la salita si profila nuovamente all'orizzonte la traccia che continua sempre uguale e sempre più lunga. Questa sarà la tappa più dura. Il termometro tocca i 58 gradi ed un vento caldo e secco proveniente da sud-est complica la situazione prosciugando letteralmente i concorrenti durante la gara. L'organizzazione è costretta ad intervenire con un servizio ristoro improvvisato ed il mezzo attrezzato con la cella frigorifero fa la spola tra il traguardo ed il ristoro per fornire una indispensabile assistenza. Il vento costringe l'organizzazione a modificare la zona scelta per il terzo campo: infatti è un piccolo cordone di dune di sabbia ma ne vola veramente troppa e la tappa viene accorciata di un chilometro e mezzo per potere restare dove prevale un fondo più duro e sassoso. Tutto sembra volgere al meglio, ma la notte il vento si scatena con ancora più violenza costringendo l'intera carovana ad una notte in bianco ed ad un costante lavoro di rinforzo dei tiranti delle tende. Ma ormai il traguardo si avvicina e l'ultima tappa è arrivata.

Martedì 18 maggio

Con grande soddisfazione viene accolta la notizia della partenza anticipata alle 8.30. Infatti l'arrivo nell'oasi di Ksar Ghilane ci consente di programmare l'ultimo campo in un accampamento con tendoni da nomadi permanente per cui le nostre strutture non hanno bisogno di essere montate, ma non è solo questo l'elemento di grande soddisfazione, perché sapere che trenta metri dopo il traguardo finale c'è una piscina naturale formata da una sorgente di acqua termale a 38 gradi circondata ed ombreggiata da tamerici e palme è sicuramente un grande stimolo! Ed è questo il giorno con il famigerato incontro con la sabbia, e così è. Anzi, la troviamo come fondo e anche come aria, infatti il vento ancora persiste e nell'erg la fa volare con grande intensità. I concorrenti che arrivano alla sabbia già abbondantemente sudati e bagnati si trovano avvolti con il risultato di una "panatura" totale di grande effetto. Il vento di sabbia non rende facilmente visibile il fortino dove è previsto il controllo di passaggio nonostante sia arroccato sul punto più alto. La storia di questo forte, che si trova quattro chilometri a sud dell'oasi, risale ai Romani che l'avevano eretto durante la loro dominazione ma è stata la Legione Straniera che in tempi più recenti lo ha occupato con i suoi legionari a protezione dell'oasi e della sua sorgente di acqua. Rimane comunque un luogo decisamente pieno di fascino. Ma la storia di questi ultimi chilometri di gara è fatta di sabbia e di fatica. Una energia nuova è arrivata però ad aiutare tutti: è quella che si scatena nel vedere il gonfiabile che indica il traguardo. Ormai è fatta! Il tanto desiderato tuffo nell'acqua è il premio più grande per tutti quelli che man mano tagliano il traguardo e considerando che la permanenza media in bagno è di circa quattro ore bisogna dire che era veramente desiderato. Dopo una buona mezza giornata di riposo tra bagni e risate alla sera ci aspetta una cena tipica tunisina con couscous e montone ai ferri e dopo, sempre in bordo alla piscina, la premiazione.

I protagonisti

Sin dai primi metri si delinea un quadro di valori in campo netto soprattutto per le prime posizioni: sono infatti Modestino Preziosi, avellinese campione italiano di ultramaratone, e Claudio Corradini, modenese con la passione della corsa con all'attivo un risultato di rilievo nella "Marathon des Sables" del 1998 dove si è piazzato primo tra i concorrenti amatori e tredicesimo nella classifica generale, a dettare il ritmo della corsa. I due faranno assieme praticamente tutta la gara per arrivare a giocarsi la vittoria in uno sprint finale negli ultimi duecento metri, dove sarà Preziosi ad avere la meglio. Per il terzo gradino del podio è lotta aperta tra Alessia Bertolino, nota triatleta modenese di recente piazzatasi terza nella sua categoria nel triathlon "IronMan" nelle isole Hawaii, Giulio Macchia forte atleta di Polinago nell'Appennino modenese che nutre qualche dubbio sulla possibilità di acclimatarsi velocemente alle temperature desertiche, Andrea Ferrari ex triatleta e marito della Bertolino e Giuliano Fusco, il "notaio volante" non nuovo a questo tipo di competizioni vista la sua esperienza nella "Marathon des Sables" nel 1998. Sarà Macchia ad avere la meglio sul gruppo dei pretendenti con una gara in crescendo. Sparisce dalle posizioni di vertice Marco Seto il piemontese accreditato di eccellenti tempi in ultramaratone: entra in crisi sin dalla prima tappa, e grazie ad uno sforzo mentale notevole riesce a non ritirarsi, cambia il suo obiettivo e con tanta fatica e tanta volontà riesce a concludere la prova al diciassettesimo posto ricevendo dalla giuria un premio speciale per il coraggio e la volontà. Anche Andrea Tucci ha tempi in maratona di tutto rispetto, ma nel deserto è un'altra storia e con una grande prova di carattere è nono. Degna di nota la prova dell'ultracinquantenne Ermete Gradellini veramente grande se consideriamo che sin dalla seconda tappa è costretto a correre con una vistosa fasciatura semirigida alla caviglia e qualche iniezione di antidolorifico a causa di una brutta distorsione. Bene i fratelli Rabino, Franco un veterano di queste gare non si smentisce, e con un finale in crescendo agguanta l'ottavo posto in classifica, mentre Alessandro, in arte "Chicco", soffre nella prima tappa ed è costretto a ricorrere all'intervento medico con una flebo rigenerante. Sarà anche lui protagonista di un finale in crescita con il decimo posto in classifica. Raffaele Bedostri conterraneo ed amico di Macchia con una gara attenta e prudente mostra grande regolarità in tutte le quattro tappe e alla fine è undicesimo. Discorso a parte per Antonio Gassa: è veramente un uomo di grande spirito ed anche un ottimo atleta se consideriamo che è dodicesimo in classifica ma è sordomuto dalla nascita e si è presentato da solo alla partenza senza il più piccolo problema. Claudio Bertani in arte "Marazzi" ha saputo stringere i denti sin dall'inizio: aveva entrambi le caviglie fasciate e alla fine della terza tappa il medico ha dovuto aiutarlo con una flebo, ma al traguardo si è presentato puntuale e felice. Meritano una menzione particolare Gilberto Marchesi e Marco "Rambo" Buratto che hanno deciso sin dall'inizio di stare assieme per tutta la gara, hanno fatto di tutto, hanno litigato, si correvano dietro per spruzzarsi acqua e tirarsi sabbia, si sono "beccati" in continuazione prima, durante e dopo la gara portando uno spirito nuovo e divertente all'interno del gruppo che al gran completo li ha attesi quando assieme e mano nella mano hanno tagliato il traguardo. Antonio Paletti, sessanta anni: premio speciale per essere il concorrente meno giovane, tanta fatica, tanta volontà ma anche tanta felicità nel tagliare il traguardo. Ultimo nell'ordine d'arrivo Pier Luca Pasquali: tanti momenti difficili ma sempre nella testa quella maledetta scommessa con gli amici di Bologna non si poteva mollare e, nonostante tutto, così è stato. Unica nota dolente il ritiro a tre chilometri dalla fine della tremenda terza tappa di Giovanni Rossi, ma gli impegni di lavoro non gli avevano concesso di potersi allenare e nonostante il grande carattere dimostrato fino a quel momento quando l'interruttore si è spento e non c'è stato più nulla da fare!

L'organizzazione

Lo staff organizzativo era composto da otto persone di cui un medico, un fotografo, un consulente tecnico per i podisti rappresentato da Ermes Luppi e cinque assistenti gara. I mezzi e le attrezzature: sei Land Rover 4x4 di cui una attrezzata con cella frigorifero, un rimorchio attrezzato a cucina da campo, due tendoni collettività, dodici tende igloo. A carico dell'organizzazione era anche la colazione e la cena per i concorrenti, in cifre: 1020 bottiglie di acqua minerale naturale da un litro e mezzo (per complessivi 1530 litri), 30 circa i litri di tè giornalmente distribuiti ai concorrenti, 50 litri di vino, 150 baguette di pane in quattro giorni, 6 chilogrammi di pasta al giorno per la cena dei concorrenti, 8 chilogrammi di parmigiano reggiano, 60 chilogrammi di arance per i ristori, 120 confezioni monodose di miele, 10 chilogrammi di marmellata.