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Alla Maratona delle Sabbie con Alessandro Centrone


 

Sono tornato in Italia, reduce dalla mia terza partecipazione alla "Marathon des Sables", svoltasi dal 7 al 13 aprile nel Sahara marocchino. Sto scrivendo e porto ancora visibili sul mio corpo i postumi della gara ma soprattutto i ricordi dei miei compagni d’avventura, che ho salutato a Milano appena due giorni prima.

Ogni podista teme e rispetta il vento. Ne sappiamo qualcosa noi atleti triestini abituati a convivere con la bora e quindi soggetti a difficoltà incredibili negli allenamenti autunno/invernali. Ma quello che ci ha accompagnato in tutti i giorni di gara non era semplice vento ma il famoso e famigerato Ghibli, che incessantemente ha tirato a sessanta chilometri all'ora alzando contro tutto e tutti un vero e proprio muro di sabbia.

Abbiamo corso sei tappe per un totale di 226 chilometri, attraversando immense vallate, devastanti pietraie, greti di quelli che una volta erano rigogliosi fiumi, verdi oasi ma soprattutto abbiamo cavalcato le tre grandi dune durante una terribile tempesta di sabbia nella tappa da settantuno chilometri.

Trentotto italiani su 615 iscritti, trentacinque giunti al traguardo finale, ognuno con la propria esperienza di gara. Otto veterani, compreso il sottoscritto, tra cui spiccano il grande vecchio di Robilante Marco Olmo anche quest’anno classificatosi alla fine quarto e primo dei veterani e il maratoneta piemontese di Ceres Marco Gozzano anche lui tra i grandi favoriti ma purtroppo costretto al ritiro per una forte influenza intestinale mentre si trovava in quarta posizione. Altri uomini di punta della rappresentativa Italiana il milanese esperto di raid Simone Musazzi ed il sempre piazzato Ferdinando Hardouin di Palermo.

Potrei e dovrei scrivere intere pagine per narrare tutto quanto è accaduto e per descrivere le caratteristiche umane di tutti i miei compagni ma sono sicuro che non ne avranno a male quelli non citati se parlerò del cantiniere esperto di vini di Cormayeur Giorgio Simonetti che ha corso con un’anca appena ricostruita, uomo genuino e vero accentratore di tutti i passaggi televisivi ed il comasco Stefano Molteni, che incurante del vento ha sventolato un enorme tricolore per tutta la durata della gara.

Tutti gli altri, tra cui le quattro donne, sono da elogiare per aver concluso la manifestazione con buoni risultati ma soprattutto per le doti umane che al solito sono emerse in maniera eclatante, infatti tutti hanno messo a disposizione degli altri le proprie conoscenze e capacità, aiutandosi a vicenda nei momenti più delicati.

Concludo salutando tutti voi corridori ed amici lettori invitandovi a provare almeno una volta nella vita questa terribile ma ineguagliabile esperienza e ricordandovi che da diciassette anni esiste un detto: "Al mondo esistono solo due categorie di persone, quelli che hanno già corso una Marathon des Sables e quelli che non la correranno mai".

Fotografia di Francesco Berlucchi


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