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Alla Ultra Mirage El Djerid 100km con Mario Falcetti


 

"Ultra Mirage El Djerid 100km": "Ce n'est que le début"!

Una nuova sfida va ad arricchire il calendario degli ultra trail: la "Ultra Mirage El Djerid 100km", ambientata nei pressi dell'oasi di Tozeur (Tunisia). L'idea di parteciparvi scaturisce, nel mezzo dell'estate, quando l'amico Roberto mi informa di questa prima edizione che si sarebbe corsa il 7 e l'8 ottobre. Istintivamente sostengo il progetto e confermo la mia partecipazione. Come avrei potuto lasciarlo partire da solo? E già che ci siamo si aggregano le nostre consorti, seppur permeate da dubbi e timori.

L'organizzazione, interamente tunisina, coordinata da Amir Ben Gacem, si è rivelata da subito molto efficiente e sollecita nel rispondere ai quesiti, soprattutto in chiave logistica, che via via abbiamo sottoposto allo staff. Un "pacchetto" mirabilmente confezionato che ha accolto i partecipanti ed i loro accompagnatori direttamente all'aeroporto di Tunisi, riservando tutta l'assistenza necessaria ed una saletta riservata, agevolando tutte le pratiche, sino all'imbarco sul volo, praticamente privato, per Tozeur. In aereo un ulteriore briefing sul percorso, modificato rispetto alla tracciatura iniziale, a causa delle violente piogge dei giorni precedenti che hanno reso impraticabile il lago salato che avremmo dovuto attraversare. Scopriamo così che percorreremo nel deserto due giri da cinquanta chilometri l'uno.

All'arrivo nella cittadina, base logistica della gara, ad attenderci una parata di Toyota Land Cruiser brandizzate con il logo della manifestazione che ci avrebbero fornito il supporto necessario per i due giorni successivi.

Il sabato mattina sveglia di buon'ora in previsione della partenza prevista per le sette ad una quarantina di chilometri da Tozeur, in prossimità del sito dove fu ambientato il set cinematografico di "Guerre Stellari". Troupe televisive, clima amichevole nel popolo degli ultramaratoneti e degli organizzatori nei minuti che precedono la partenza.

Il gruppo prende il via procedendo ad andature diverse affrontando i primi metri della pista che con piccole variazioni sarà la nostra strada fino al traguardo. Complici le prime ore del mattino, solcate da una brezza piacevole anche se contraria al senso di marcia, i primi chilometri scorrono fluidi. Nel frattempo e per tutta la gara i concorrenti sono assistiti dai fuoristrada dell'organizzazione, del servizio sanitario e della guardia nazionale. I check-point, cinque distribuiti a cadenza di quindici-venti chilometri uno dall'altro, distribuendo solo acqua e datteri, impongono una gestione della gara in autonomia.

Verso il ventesimo chilometro il paesaggio, seppur per poco, cambia drasticamente, abbandonando la pista nel deserto, per affrontare l'attraversamento di un'oasi coltivata a palme da dattero. Scorci d'ombra attenuano la violenza del sole che ormai fa sentire la sua potenza. La gara è ancora lunga e si impongono una corretta reidratazione ed il reintegro alimentare e minerale. Del gruppo in partenza ormai non rimangono che sparuti e distanziati concorrenti che procedono ciascuno con il proprio passo. L'andatura cala drasticamente ed al prossimo ristoro ci si avvicina come in preda ad un miraggio accompagnati da mandrie di cammelli al pascolo. È l'occasione per sottoporsi anche ad un breve controllo medico prima di riprendere la pista.

Si è soli sulle proprie gambe e con le energie residue che ciascuno è riuscito a mantenere efficaci. L'organizzazione continua a vigilare i partecipanti e per ovviare alla distanza tra i vari check-point e alla temperatura, sempre più torrida, distribuisce acqua lungo il percorso. Provvidenziale!

Il passaggio al cinquantesimo chilometro, metà gara nonché luogo di partenza e di arrivo, è una festa. I volontari che si prodigano in assistenza, massaggi e acqua fresca a rinvigorire i muscoli e distribuzione delle torce fluorescenti per la notte. La gara prosegue in sicurezza fino a quando l'ultimo dei concorrenti taglia il traguardo (58 partenti di cui 51 uomini e 41 arrivati, 35 uomini e 6 donne). D'ora in poi solo ricordi, relax e gli ultimi momenti insieme nel relais che ha ospitato il gruppo.

La mia gara? Una partenza tranquilla, rilassata, in scioltezza. Mi sento in sintonia con il fondo della pista, della giusta consistenza, leggermente ondulato, immerso in questo avamposto del deserto. Tutto scorre liscio fino al trentesimo chilometro quando comincio ad accusare lancinanti dolori allo stomaco che mi obbligano a ripetute soste cui segue l'esigenza di reidratarmi e nutrirmi. Arrivo, stringendo i denti, al check-point del trentacinquesimo dal quale riparto dopo una sosta rigeneratrice. Tuttavia mi rendo conto che qualcosa si è inceppato in quello che dovrebbe essere il mio equilibrio idrosalino e la muscolatura comincia a risentirne. Riesco a controllare le prime avvisaglie di crampi intervallando tratti di marcia alla corsa, ma così facendo si allungano i tempi di permanenza sotto il sole cocente e la distanza dal prossimo check-point. Il mio incedere, definitivamente compromesso nel ritmo, è sempre più incerto e ondeggiante ed a più riprese vengo raggiunto e superato da alcuni concorrenti. Chiamo a raccolta tutte le energie fisiche e mentali disperse nel mio corpo e nella mia mente perché vedo, o meglio immagino, avvicinarsi il controllo di metà gara. Accetto le bottiglie di acqua che l'organizzazione mi passa dai fuoristrada nel tentativo di arginare la situazione che peggiora passo dopo passo. Sto per affrontare l'ultima duna prima del cinquantesimo quando le gambe, ormai ridotte a due pezzi di legno, si irrigidiscono simultaneamente facendomi crollare a terra. Due algerini che stanno transitando in quel momento si offrono di aiutarmi a rialzarmi e sostenermi. Una cortesia tanto gradita quanto inutile. Le gambe non ne vogliono sapere di continuare e mi vedo costretto a gettare la spugna. Mi fermo, definitivamente, a metà gara. Ma mentre lentamente recupero energie e mobilità mi assale un senso di rivincita che mi porterà ad iscrivermi da subito all'edizione 2018. La mia prima nel deserto è andata buca ma ho fatto tesoro dell'esperienza. Ci tornerò adeguatamente preparato per l'autosufficienza, con un programma nutrizionale diverso, perché qui ho scoperto che gel e barrette non funzionano, come nelle ultramaratone e negli ultratrail ai quali ho partecipato. E i datteri, seppur a disponibilità illimitata, non sono sufficienti, almeno per il mio organismo.

La mattina successiva nel corso della cerimonia di premiazione, commovente perché la partecipazione a questa prima edizione è andata oltre le più rosee aspettative degli organizzatori, sono stati assegnati i premi ai primi tre classificati delle categorie maschile e femminile. Dopo il buffet si riparte insieme alla volta di Tunisi per il "rompete le file" conclusivo di questa fantastica tre giorni, con la promessa di ritrovarci qui l'anno prossimo per l'edizione numero due.


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