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Alla Ultra Mirage El Djerid 100km con Paolo Costi


 

Un anno prima, il mio sogno nella cassetto era correre nel deserto ed oggi sono fiero di esserci riuscito. Il progetto e gli allenamenti sono iniziati da tanto perché amo le lunghe distanze e la "100km del Passatore" è stata uno dei miei allenamenti. Ho passato l'estate in Costa Smeralda correndo i lunghi tra le spiagge sempre troppo corte e le strade anche con il traffico ma con la temperatura che saliva facilmente a 30/35 gradi, un vantaggio che poi ho trovato nella gara dopo il cinquantesimo chilometro.

Arrivo a Tunisi e grazie al viaggio in bus inizio a conoscere nuovi amici, italiani e non, che anche loro con passione vogliono correre questa centochilometri nel deserto. Il viaggio da Tunisi a Tozeur è lunghissimo ed il Paese si dimostra affascinante ma disordinato ed a tratti povero. Comunque mi piace tanto.

Il giorno dopo ci si incontra per i dettagli della gara. Inizio a capire cosa mi aspetta. Non ho paura ma ho rispetto per il deserto come per il mare, avendo fatto esperienza di barca a vela. Cambia l'acqua con la sabbia ma la cosa più atroce è il caldo... quindi devo usare la testa.

La mattina mi sveglio quasi in automatico prima della sveglia. Doccia, colazione, e mi vesto in tenuta deserto. La borsa è pronta, via al bus. Si parte dopo quaranta minuti di attesa. Si arriva al punto di partenza e ti guardi intorno: il niente, ed il sole che sorge, una magia. Foto. Finisco di preparare, ma quanto pesa lo zaino camelbag con due litri di acqua più borraccia da mezzo litro che sarà poi la mia fortuna.

Tre, due, uno, "Go". Si parte! Devo stare tranquillo perché il primo tratto di venti chilometri fa andare veloci ma devi risparmiare le forze. La mia media di 6.15 minuti al chilometro va bene. Alcuni italiani con me, poi li perdo. Ognuno fa la sua gara. Conosco un inglese di Londra, vuole venire a trovarmi nella mia terra, la Sardegna, poi lo perdo. Arrivo al primo rifornimento al ventesimo chilometro. Datteri, mosche, qualche merendina e tanta acqua.

Via, si riparte. Dopo qualche chilometro mi trovo a svoltare in mezzo ad un percorso di sabbia morbida e da qual momento sarà quasi sempre così... mamma, che fatica! Il ritmo diventa molto più lento. Bei colori ed il paesaggio sconfinato è sempre più un mare di sabbia.

Incomincio a sentire il caldo, il sole sale sempre di più. Con agilità arrivo al trentacinquesimo chilometro con un altro rifornimento uguale all'altro. L'unica differenza è che c'era la Coca Cola. Ottimo! Quella mi aiuta. Bevo, mangio qualcosa di mio (parmigiano e mini salsicce, frutta secca).

Prendo una strada agevole e dopo mi fanno svoltare, lì sembra un incubo: un rettilineo lungo chilometri, sali e scendi e senza fine, sabbia morbida ed il caldo arriva a 40 gradi. Incomincio a faticare ed usare la borraccia per bagnarmi la testa. Trovo una jeep e faccio rifornimento di acqua. Un'altra ancora uguale, sento che la testa soffre, manca la lucidità e l'acqua in testa mi aiuta come pure le pastiglie di integrazione salina.

Finito questo sali e scendi curvo, inizio a correre e le gambe vanno, anche se con fatica. Arriva ad un'oasi e sento sempre più caldo. Nuova crisi: butto giù acqua, pastiglia e dopo dieci minuti penso che devo mangiare. Ci provo ma la nausea aumenta sempre più. Vomito quasi a vuoto. Un tunisino dietro di me mi dice "Salt, salt" e butto giù altre due pastiglie di sali. Resisto e sto un poco meglio. Incrocio un altro tunisino e mi chiede acqua, la aveva finita. Lo aiuto, tanto mancano due chilometri al rifornimento di metà gara.

Arrivo a fatica al rifornimento. Capogiro, nausea... sto male. Mi applaudono, mi accolgono e mi fanno sedere. Prendono lo zaino e lo riforniscono. Bevo Coca Cola, mangio qualcosa ma la nausea aumenta. Mi sposto in un'altra sedia e l'inglese che avevo incontrato mi dice di mangiare. Provo con Coca Cola e barretta. Arrivano Patrizio e Giuseppe. Giuseppe distrutto si butta sul tappeto. Mi guardo intorno: sembra un ospedale la tenda... La nausea aumenta e vomito tutto fino in fondo. I pensieri mi dicono che non riuscirò a finirla, due minuti dopo vomito ancora però qualcosa è differente: la mente inizia a cambiare, il corpo ad adattarsi, tornano i pensieri positivi. Ogni volta che bevo sempre più calda la Coca Cola e l'acqua con cui ci bagnano sembra acqua calda dal rubinetto. Chiedo al medico se ha qualcosa per il vomito, mi dà una pastiglia. Non so neanche cosa sia. "Prendila e non mangiare" mi dice. Ok. Mi giro e vedo Patrizio e Giuseppe che anche loro vogliono ripartire. Sono ho trascorso quaranta minuti qui al rifornimento, la famiglia si preoccuperà di questa mia sosta, non vedranno il segnale GPS che si muove... Dai su, ora riparto... Chiedo a Patrizio e Giuseppe "Andiamo assieme, così ci aiutiamo in caso di problemi?" e sono entrambi d'accordo.

I tre moschettieri ripartono. Principalmente camminiamo. Giuseppe cammina veloce ma non riesce a correre per i crampi. Lo aiutiamo con pastiglie di sali. Il deserto è sempre più deserto. Tanta sabbia. Patrizio ha l'orologio con la temperatura: sempre 39 gradi. Al sole saranno 50... Beviamo ed andiamo avanti. Blocchiamo una jeep. Ci danno acqua.

Dopo ore arriviamo al rifornimento del sessantacinquesimo chilometro. Il sole sta tramontando. Coca Cola, grissini, acqua. Tiriamo fuori le torce frontali, quante mosche... Siamo al buio e siamo sull'unico tratto di asfalto che è un rettilineo di undici chilometri. Chiedo a Patrizio "Siamo al buio ma non sembra fresco, quanti gradi ci sono?" E lui: "Trentadue". La temperatura non si abbassa. Io e Patrizio corriamo a tratti, mentre Giuseppe cammina a nove minuti al chilometro; in pratica ci raggiunge ogni volta. Spengo la torcia e mi si illumina il cielo, l'Orsa Maggiore sembra di toccarla con un dito...

Arriviamo alla fine del rettilineo ed incontriamo i militari: siamo vicino al confine con l'Algeria. Ci sono anche i dromedari che ululano per la paura ma li fotografiamo. Eccoci all'ultimo riferimento. Coca Cola, grissini. Pronti e via. Dico a Giuseppe di prendere una bottiglia intera di Coca Cola e lui lo stava già facendo. Partiamo sapendo che c'era ancora sabbia che avrebbe accompagnato ancora per tanto. Questo tratto era divertente perché la Coca Cola la bevevamo per brindare ai chilometri che fissavamo: al novantesimo brindiamo, al novantacinquesimo ancora... ovviamente con foto di rito.

Ultimo tratto. Entriamo in un lago salato asciutto, rischi anche di cadere nel sale con acqua... chiedo a Patrizio la temperatura ed abbiamo sempre 32 gradi notturni. Ultima deviazione. Mancano due chilometri. Vediamo la concorrente davanti a noi che va dritta dalla stanchezza e la jeep che per fortuna la avvisa. Noi giriamo. Sabbia, sabbia, sabbia, sabbia sempre più morbida, però viene voglia di correre. Ultimo chiloometro. Vediamo le luci. Sabbia, sabbia, sabbia. Sentiamo le voci, urliamo anche noi, vediamo il traguardo che indica 17 ore e 20 minuti... tagliamo il traguardo assieme e mi abbraccia l'organizzatore. Mi medagliano, mi accompagnano alla tenda e mi danno anche da mangiare. Ma la cosa più bella è che mi portano un bicchiere d'acqua fresca! Il vero miraggio della gara.

Un'esperienza unica in paesaggi unici. Alla fine sembrava quasi di non volerla fare più, ma sono convinto che il deserto lo rincontrerò in futuro, anche con i nuovi amici. Questo sport è magico... ed il deserto pure.


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