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Alla Ultra Mirage El Djerid 100km con Rudi Amati


 

La mia esperienza alla "Ultra Mirage El Djerid 100km" 2018 era terminata al cinquantunesimo chilometri: purtroppo avevo dovuto ritirarmi per problemi di disidratazione e questo aveva lasciato dentro di me un profondo senso di insoddisfazione. Rientrato in Italia, dopo qualche mese, sento che mi manca qualcosa, che non poteva finire così. Il tempo necessario per rimettermi in sesto e prendo la decisione: correrò la "Ultra Mirage El Djerid 100km" 2019! Quindi a giugno mi iscrivo ed inizio l'allenamento che mi riporterà in Tunisia a tentare di terminare questa fantastica gara.

Arriva il giorno tanto atteso: il 26 settembre scendo dall'aereo a Tunisi. Con enorme piacere ritrovo alcuni amici conosciuti l'anno precedente, Santo e Maurizio, oltre ad altri concorrenti venuti da ogni parte del mondo. Trascorrono due giorni fra gli ultimi preparativi, il tentativo di abituarsi al clima caldissimo, il briefing con gli organizzatori della "Ultra Mirage El Djerid 100km", e in un attimo arriva il 28 settembre, giorno che attendevo da un anno ormai!

Ore 7:00. Temperatura perfetta per essere nel deserto del Sahara, 24 gradi ed un leggero venticello. Si parte!!! Per i primi venti chilometri si corre compatti. Inevitabilmente si creano subito gruppi di partecipanti dove è ovvio scambiarsi sensazioni ed emozioni. È bello scoprire le svariate motivazioni che hanno portato ognuno di noi a essere dove siamo, determinati a realizzare il nostro sogno, quindi il tempo scorre veloce. In un attimo arrivo al primo check point dei venti chilometri. Ricordando l'esperienza dello scorso anno, decido di correre più lentamente nelle ore mattutine, per arrivare riposato ad affrontare le ore pomeridiane più calde. Faccio un veloce rifornimento di due litri di acqua e riparto.

Le ore trascorrono ed il sole inizia a scaldare la sabbia. Arrivo al secondo check point dei trentacinque chilometri dove incontro Santo, un viso amico con il quale scambio qualche parola. Lui però decide di fermarsi pochissimo e riparte subito. Io scelgo invece di fermarmi almeno venti minuti e ne approfitto per farmi fare anche un massaggio alle gambe. Alle 12:20 riparto, mentre il sole si fa sentire in tutta la sua potenza.

Dopo qualche chilometro mi riunisco a Santo e Massimo, ma loro hanno un passo più veloce del mio e resto nuovamente da solo dopo poco tempo. Proprio ora che davanti a me si presentano i sette chilometri di deserto definiti come "il rettilineo infernale". Al briefing ci hanno consigliato di affrontarlo con la testa più che con le gambe ed in effetti questa porzione di percorso ha mietuto numerose vittime: miraggi, disidratazione, problemi allo stomaco... d'altronde ci avevano avvertito! Io proseguo abbastanza tranquillamente fino al quarantaquattresimo chilometro quando improvvisamente incontro una grande pozza di acqua: non è decisamente acqua limpida, ma dopo "il rettilineo infernale" non è il caso di fare gli schizzinosi, così mi avvicino, riempio il cappello e mi rinfresco testa e gambe... che bella sensazione!

Arrivo al terzo check point. Cinquanta chilometri. Sono le ore 16:50. Ho corso per dieci ore e decido di premiarmi con un riposo di ben trenta minuti prima di ripartire.

Verso il cinquantottesimo chilometro il sole decide finalmente di andarsene, ed al sessantesimo chilometro mi preparo per affrontare la notte: pila frontale e luce fissata dietro lo zaino. Speravo in un calo delle temperature che però non avviene. Mi domando se sono io che ho accumulato troppo calore durante il giorno o se davvero fa ancora così caldo, nonostante le ore notturne. Davanti a me ho gli ultimi quaranta chilometri: "Dopotutto sono meno di una maratona..." mi dico. Cosa vuoi che sia?!?

Al quarto check point dei sessantacinque chilometri mi fermo giusto il tempo per riempire le borracce e mangiare un paio di datteri. Al settantacinquesimo chilometro attraversiamo una strada asfaltata dove noto alcune macchine dell'organizzazione. Alcuni concorrenti salgono sulle auto, si stanno ritirando e mi dispiace, ma cerco di non scoraggiarmi e penso solo a raggiungere il prossimo check point.

Arrivo al quinto check point degli ottanta chilometri alle ore 22:45. Riempio le borracce, bevo acqua e Coca Cola ma... il mio stomaco non ce la fa più. Complice il caldo, il poco cibo, la stanchezza, improvvisamente vomito ed i medici mi circondano per accertarsi che stia bene. Gli organizzatori mi chiedono se ho intenzione di ritirarmi, ma sono arrivato fino a quel punto. Non posso... Li guardo e dico "I go ahead". Mi lascio quindi alle spalle le luci dell'ultimo check point e mi inoltro nel buio profondo del deserto di notte, dove l'unica luce che vedo è quella della mia pila frontale. L'inquinamento della luce artificiale è completamente assente, e lo spettacolo è fantastico. Calcolo la velocità da mantenere per arrivare entro le venti ore previste dal regolamento, ed all'improvviso mi rendo conto che forse non ce la faccio. La sosta all'ultimo check point mi ha debilitato e non posso pretendere troppo dal mio fisico, quindi oltre al tempo devo calcolare come utilizzare le energie che mi sono rimaste e distribuirle in questi ultimi venti chilometri.

Alle 1:00 incontro il cartello dei novanta chilometri! Penso che mancano solo dieci chilometri. Nello zaino ho ancora un litro di acqua... potrei farcela! Purtroppo la sabbia non mi abbandona, l'arrivo non si vede, ma guardo il mio GPS che mi dice di aver percorso novantanove chilometri. Improvvisamente vedo le luci dietro ad una duna... Mancheranno duecento metri...

Impossibile descrivere le emozioni di quel momento! A cento metri intravedo l'orologio sopra il traguardo che segna il tempo dall'inizio della gara: 19:58:30. Amir, il direttore di gara, urla e mi incita a correre perché sono ancora in tempo per rientrare in classifica, così inizio a fare l'unica cosa logica da fare: correre, correre, correre! Non so dove trovo le ultime energie, ma taglio il traguardo in 19:59:27!!! Abbraccio Amir che mi mette al collo la tanto desiderata medaglia di Finisher! L'emozione è indescrivibile, impossibile trovare le parole per raccontare quegli ultimi cento metri di percorso che hanno realizzato un sogno lungo due anni!

Che dire ora, che sono passati dieci giorni dalla fine della gara? Impossibile non ringraziare il personale dei check point, competente e gentilissimo, oltre a tutti gli organizzatori, i volontari, i medici, i militari che ci hanno assistito lungo il percorso. Ho corso molti chilometri completamente da solo, ma mi sono sempre sentito sicuro e protetto. Un grazie particolare anche a tutti i podisti che ho conosciuto e che anche solo con una parola di incoraggiamento, senza rendersene conto, hanno contribuito al risultato finale. Grazie inoltre a tutti gli amici che da casa tramite i social mi hanno incoraggiato: vi ho sentito, credetemi, ed in certi momenti era "tanta roba"! E per ultimo un grazie alla mia famiglia, alla quale ho "rubato" del tempo per allenarmi, e che mi ha sempre supportato da quando ho iniziato a pensare a questa avventura! Questa volta il deserto mi ha lasciato arrivare fino in fondo. Mi ha dato una lezione lunga circa venti ore, durante la quale ho apprezzato un ambiente totalmente diverso da quello in cui vivo. Ho imparato a gestire la mente e il fisico in condizioni estreme, e ora sono rientrato da questa avventura con un bagaglio pieno di esperienze, emozioni e amicizie. Quindi, grazie anche a te, Sahara! E alla prossima!


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